Alberto Guarini – Il dramma dell’ “Heysel” (p.t. 2)

In foto Alberto Guarini

Parte 2- Non è un luogo ricco di qualsiasi mezzo,  si trova su una bassa pianura dalla terra profondamente rossa che si estende all’interno partire dal porto di Brindisi, nel cosiddetto “tacco” d’Italia. Molti abitanti della zona lavorano nei terreni circostanti; e poi sono presenti poche industrie di trasformazione del pomodoro in salsa, nonché confezionamento di olive e carciofi. Qui Bruno Guarini viveva e diventava un fanatico tifoso della Juventus, con uno zelo ereditato da suo figlio. Bruno lavorava come informatore scientifico per una casa farmaceutica, Alberto optava per odontoiatria, mentre Paola faceva pratica come farmacista. A Paola era stato richiesto di garantire la registrazione della partita in videocassetta per quel giorno.
Alberto non era mai stato così eccitato; chiamava ripetutamente da Bari per assicurarsi che il padre avesse scelto dei posti buoni. “E naturalmente Alberto conosceva il Liverpool” dice Guarini. “Erano famosi ovviamente, una squadra meravigliosa, e noi presumevamo che i suoi tifosi fossero come noi, semplicemente persone matte per il  calcio”. Alberto conosceva l’Inghilterra, c ‘era stato ben tre volte grazie a dei viaggi studio per conoscere la lingua, a Londra, e si era sempre trovato bene lì.
Sua madre Lucia comunque era nervosa prima della partenza per Bruxelles, “non per via degli hooligans, solo perchè dovevano andare così lontano.”
Alberto e Bruno presero l’aereo: “Era come un festival, bandiere e canti”. Paola programmava il videoregistratore e accendeva la tv. I reportage e servizi riferivano di guai nella folla; Lucia spense il televisore.
“Arrivammo presto allo stadio e vedemmo gli inglesi ubriachi e già fuori di testa, tutti a torso nudo nella calura”  dice Guarini. “Allora dissi ad Alberto: Spostiamoci il più lontano possibile da loro, mettiamoci vicino al muro.” Fu la peggiore decisione possibile, da lì non c’erano vie di fuga.

“Si” dice, “conosco tutte le giustificazioni. Era un pessimo stadio e ancora non riesco a credere come abbia potuto l’ UEFA  sceglierlo come luogo per la finale tra due delle più forti squadre d’Europa, ciascuna con migliaia di tifosi al seguito. Così come non riesco a capacitarmi di come abbiano permesso la vendita di biglietti per la stessa curva sia agli inglesi che a noi italiani, quando gli juventini (compresi gli elementi peggiori) si trovavano nella curva opposta. E la polizia poi: semplicemente inesistente. Non esistevano protezioni, nessuna linea per separarci.
Ma la mancanza di provvedimenti adeguati giustifica quello che è successo? Può questo giustificare l’assassino di tante persone? Hanno chiamato questa una tragedia come un terremoto o un disastro naturale, ma non è stata una tragedia come si dice, è stata una carneficina.”
“Per 50 anni,” dice Guarini, “ho pensato all’ Inghilterra come ad un paese civilizzato. Un popolo civile. Ma quello che mi ha fatto male è che non abbiamo sentito mai nulla dalla società del Liverpool o dei suoi sostenitori,  non una scusa o un gesto di solidarietà, niente, come se non avessero fatto niente di sbagliato “.
Qualunque sentimento ci sia o meno nel Merseyside ora (la contea in cui si trova Liverpool, n.d.t.) – soprattutto dopo l’orrore di Hillsborough (un’altra tragedia calcistica avvenuta nel 1989, 96 vittime durante un incontro di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest, n.d.t.) – il ricordo di Alberto è ancora vivo a  Mesagne. Qui esiste la Fondazione Alberto Guarini, (gestita dal migliore amico di famiglia, Gino Sconosciuto, un impiegato di banca), che per molti anni ha finanziato gli studi  presso la facolta di Odontoiatria  all’ Università di Bari, a studenti locali altrimenti economicamente non in grado di mantenersi. Recentemente la Fondazione ha deciso di finanziare un posto all’Università di Lecce in modo da avere voce in capitolo nelle ricerche e scavi nel sottosuolo di Mesagne, volti a chiarire la storia della civiltà pre-romana dei Messapi, una popolazione che abitava la regione a partire dal 18 ° secolo a.C. Inoltre, il campo da tennis in cui Alberto e sua sorella erano soliti giocare è ora chiamato “Campo Alberto Guarini” e ogni anno a Mesagne la fondazione organizza tornei di tennis e calcio, con i trofei che portano il nome di Alberto.
Il cimitero di Mesagne si trova adiacente al centro della città. Qui le tombe di famiglia sono disposte come edifici in miniatura lungo una rete di piccole strade.  Quella della famiglia Guarini è di pietra, rivestita all’interno di marmo bianco. Il loculo di Alberto è situato più in basso rispetto a quello dei suoi nonni, entrambi i quali gli sono sopravvisuti. Su di esso vi è una fotografia, l’ultima che lo ritrae, insieme alla sua fidanzata Stefania, abbracciati, che sorridono. Di seguito c’è la lettera greca Alpha accanto alla sua data di nascita e Omega accanto alla data 29.5.85. “Questa è la mia seconda casa”, spiega Guarini, indicando il posto vuoto al di sotto di Alberto , “e mi attende”.
I fiori vengono sostituiti due volte a settimana. Guarini contempla l’ immagine di suo figlio con gli occhi che si accendono in un barlume di animazione;  un lontano, straziato sguardo. Al di fuori, gocce di pioggia sbattono pesantemente contro il ferro battuto.
Quindici anni fa Guarini aveva avvicinato il suo indice  alle tempie e detto: “Heysel, questo mondo mi farà impazzire” Ora, qui, egli riflette: “Penso per tutto il tempo…se solo esso mi avesse dato un altro dono. Se solo l’aereo non fosse decollato a causa di cattive condizioni meteorologiche. Se solo …” E ripete: “Per un padre avere un figlio e guardarlo morire è il più grande dolore. Ma per perdere il figlio in questo modo, ucciso da quella gente, è al di là del dolore. E’ qualcosa che il tempo non può guarire, nemmeno 20 lunghi anni , e ti lascia la morte nel cuore “. THE GUARDIAN

(Ringraziamo Francesco Arnò per la traduzione)

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